Ho appena finito di lavorare, e seduto fuori dalla fabbrica, annoto sul mio cellulare quel che i miei occhi vedono. E' quasi l'imbrunire, e tra rumori e stanchezza, un cielo da dipinto ottocentesco cattura la mia attenzione. Le sue sfumature rossastre, ambrate, rendono le nuvole quasi vive, nembi in movimento tendenti allo sfaldarsi, fragilmente ed inesorabilmente, sullo sfondo di un turchese pastello, somigliante quasi ai disegni fantasiosi di mia nipote. Davvero suggestivo, e devo ammettere che dopo una giornata così calda e stressante, questo splendido quadretto è come balsamo per occhi e cuore. E allora forse sorridere diventa meno difficile per me....infine giunge la sera, portando al termine la pesantezza della giornata lavorativa, con la sua stanchezza scivola via insieme all'acqua ed il sapone dopo una rigenerante doccia. Ed ora in macchina, con i finestrini aperti a dissetarmi di vento, come dice Baglioni! Diretto a casa, dove mi attende un disegno che ho abbozzato stamattina, per gli amici di Acme fumetti, e per la manifestazione che si terrà questo fine settimana. La radio canta, ed il mio motore mangia l'asfalto salutando questo giorno che muore, e aspettando il prossimo che nascerà.
A proposito, in anteprima vi propongo il disegno menzionato poco sopra, spero possa piacere
Chi ha visto il film, Batman: "the dark Knight" avrà sicuramente capito a quale personaggio mi riferisco. Naturalmente al terribile pagliaccio di Ghotam City, colui che rende la vita del cavaliere oscuro, ricca di sfide e tranelli, sto naturalmente perlando del Joker! Caracter enormemente possente, capace di ogni cosa, di avere mille sfaccettature, portato sul grande schermo dal Jack Nicholson prima, e da Heath Ledger poi.Ed è proprio del personaggio portato sul grande schermo dallo sfortunato Ledger che voglio parlare. Forse non tutti sanno che l'ispirazione di un Joker così spietatamente cattivo proviene da una grafic novel del 1988, scritta da Alan MOore, e disegnata da Brian Bolland, entrambi inglesi, ed entrambi leggende del fumetto mondiale. Il geniale Moore, reinventa in questo gioiello del fumetto, le origini della nemesi di Batman, e ci porta davvero a fondo nella pazzia che pervade l'animo del Villain, ma soprattutto ci mette alla luce dei fatti, in evidenza un particolare inquietante, che il demoniaco pagliaccio pone direttamente all'uomo pipistrello. Dopo aver sparato a Barbara Gordon, ex Bat Girl, e costringendola per sempre su una sedia a rotelle, rapisce e fa picchiare selvaggiamente suo padre, il commissario James Gordon, torturandolo psicologicamente, e fornendo a Batman, come ultimo atto di sfida, gli indizi per ottenere forse davvero, il loro ultimo scontro, e mentre la lotta procede, il pagliaccio pone al cavaliere oscuro, un enorme quesito che fa pensare lui, e noi che leggiamo. Ovvero, in soldoni....."io sono pazzo, ma anche tu lo sei, guarda solo come vai vestito, insomma tanto normale non devo essere, ma cosa ti ha reso così? Probabilmente i motivi che ci spingono ad essere quel che siamo sono molto simili, ma la differenza tra noi è che, io accetto la mia pazzia, tu, fingi di essere normale, celandoti dietro un falso senso di giustizia, sarebbe molto meglio se anche tu accettassi la tua pazzia, d il loro scontro termina con una berzelletta del Joker, a cui entrambi ridono a crepapelle". Ma le mie parole sono molto riduttive, questa è un opera che va letta, riletta e consumata, e per la storia, ma soprattutto per i minuziosi disegni del grande Bolland, ricchi di particolari e pregni di significato, anatomia ed espressioni perfette, il tutto miscelato dalla perizia della sceneggiatura di Moore!
BATMAN : THE KILLING JOKE, non può mancare nelle librerie degli appassionati di fumetti, e non.
Sapete cosa vuol dire in dialetto genovese questa frase? Letteralmente è il nome del vento che soffia lungo i viottoli che portano verso il mare, quel vento che può essere brezza quando vuole, o tormenta quando è arrabbiato! Il titolo, e la canzone che descrive sono del maestro Fabrizio De Andrè, ed è scritta e cantata totalmente in dialetto genovese. Credetemi è incomprensibile, ma benchè non si capiscano le parole, è qualcosa di meraviglioso, d'altronde anche le canzoni in Inglese non le capiamo, ma ci piacciono comunque! Devo dire che quando Marco mi convinse ad accostarmi a Faber, l'ho fatto con riluttanza, credo di averlo reputato sempre noioso, ed ho cominciato ad ascoltare le sua canzoni, cantate da altri cantanti, e poi, quando ho cominciato a sentirle cantate da lui, è stato un amore folgorante, e allora, ti accorgi che i Ligabue, Vasco Rossi, Zucchero, e tutti gli altri, non sono nulla al confronto, o meglio, sono musica leggera, nel vero senso della parola. Comunque, sto divagando da ciò che era il concetto di partenza, ovvero che questa canzone mi trasmette determinate emozioni, e ricollegandomi a quel che diceva Francesco nel suo ultimo post, vi dirò cosa mi trasmette.
PACE
Si, esatto, pace, serenità, immagini di un posto che non ho visto mai, ma è come se ci fossi nato, posso sentire il vento sulla faccia, e le voci dei pescatori, insomma credo che mi arrivi un messaggio particolare, diretto al cuore, un messaggio d'amore, di un figlio di Genova, che dovunque sia stato, in vacanza, al lavoro, in turnè, o sequestrato su una montagna, non ha mai smesso di pensare alla città che l'ha visto nascere e che gli ha regalato il proprio talento, e io la dedico alla mia città e a voi tutti che leggete....
CREUZA DE MA'
Umbre de muri muri de mainé dunde ne vegnì duve l'è ch'ané da 'n scitu duve a l'ûn-a a se mustra nûa e a neutte a n'à puntou u cutellu ä gua e a muntä l'àse gh'é restou Diu u Diàu l'é in çë e u s'è gh'è faetu u nìu ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria e a funtan-a di cumbi 'nta cä de pria E 'nt'a cä de pria chi ghe saià int'à cä du Dria che u nu l'è mainà gente de Lûgan facce da mandillä qui che du luassu preferiscian l'ä figge de famiggia udù de bun che ti peu ammiàle senza u gundun
E a 'ste panse veue cose ghe daià cose da beive, cose da mangiä frittûa de pigneu giancu de Purtufin çervelle de bae 'nt'u meximu vin lasagne da fiddià ai quattru tucchi paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi
E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi finché u matin crescià da puéilu rechéugge frè di ganeuffeni e dè figge bacan d'a corda marsa d'aegua e de sä che a ne liga e a ne porta 'nte 'na creuza de mä
MULATTIERA DI MARE
Ombre di facce facce di marinai da dove venite dov’è che andate da un posto dove la luna si mostra nuda e la notte ci ha puntato il coltello alla gola e a montare l’asino c’è rimasto Dio il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido usciamo dal mare per asciugare le ossa dell’Andrea alla fontana dei colombi nella casa di pietra E nella casa di pietra chi ci sarà nella casa dell’Andrea che non è marinaio gente di Lugano facce da tagliaborse quelli che della spigola preferiscono l’ala ragazze di famiglia, odore di buono che puoi guardarle senza preservativo E a queste pance vuote cosa gli darà cose da bere, cose da mangiare frittura di pesciolini, bianco di Portofino cervelli di agnello nello stesso vino lasagne da tagliare ai quattro sughi pasticcio in agrodolce di lepre di tegole E nella barca del vino ci navigheremo sugli scogli emigranti della risata con i chiodi negli occhi finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere fratello dei garofani e delle ragazze padrone della corda marcia d’acqua e di sale che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare
Correva l'anno 1998, e la calda estate era giunta quasi alla fine, così come la carriera di un atleta, uno di quelli che è stato campione nel campo così come nella vita, un atleta di altri tempi, quando si praticava lo sport per rabbia o per amore, e Ignazio lo faceva per amore. Sapete, ci sono tante categorie di calciatori, coloro che hanno estro e fantasia, che tutti reputano campioni a prescindere, poi ci sono gli operai, quei calciatori atti a svolgere il lavoro oscuro, ad agire da dietro le quinte, che raramente hanno la possibilita di sorridere alle luci della ribalta, e poi ci sono coloro che stanno nel mezzo,e credo proprio che il protagonista della puntata di "sfide" di oggi si collochi li. Dicevamo dell'estate del 98, e li il nostro protagonista decise di chiudere la sua breve carriera, di andarsene col botto, col goal d'autore, da cineteca, quello che ricordi per tutta la vita, il gesto tecnico, la posa plastica! Ignazio è sempre stato dotato di forza e tenacia, la tecnica, bhe! Quella è stata apresa con dedizione e sacrificio, purtroppo quelle doti o le possiedi sin dalla nascita, oppure non ti apparteranno mai, ecco! Sfatiamo questo mito, diciamo che con il giusto lavoro, e il dovuto impegno, un po' di tecnica puoi ottenerla, e lui ne è l'esempio. Sin da bambino è stato affascinato dalle gesta dei grandi calciatori, Pelè, Eusebio, Bobby Charlton, George Best, e il piccolo Ignazio guardandoli si chiede......posso anche io essere come loro che sono immensi? E allora giù esercizi, sforzi, al limite del dolore, e della sopportazione, ma con tanta gioia e soddisfazione, fino ad approdare ai campionati minori, poi si sa, la fortuna deve pur accompagnarti, sai che puoi metterci tutto quello che hai del tuo, ma la dea bendata deve assisterti, e con lui non fu così generosa. Ma i sogni, "il" sogno! Quello non ti abbandona mai, e lo coltivi, lo nutri, finchè lui ti ricambia. Cominciano i campionati estivi quelli su sabbia, duri, difficili, e lui rinunciò a parteciparvi, essendo il più anziano del gruppo, sentendosi un po' come una ruota di scorta, ma i suoi compagni lo vogliono con loro, sono le continue preghiere di suo fratello Giuseppe, e del suo compagno in attacco Marco a convincerlo a partecipare, ed infine forse anche per un estremo logorio Ignazio dice si, e gioca, vince, fa segnare grandi goal ai suoi compagni, ma rimanendo sempre un po' nell'ombra, dato che ormai la sua età lo porta a giocare meno, ma il fato vuole che il suo compagno Mario Guarracino, in semi finale subisce un grave infortunio, e non può giocare la partita più importante, così Ignazio deve giocare al suo posto. Più che una partita, la finale del torneo su spiaggia sembra una battaglia, ,combattuta sino all'ultimo colpo, botta su botta, rimanendo inchiodata sulla parità, fino a che il terzino della sua squadra, Francesco Guarracino, si invola sulla fascia, salta due avversari, e, pronto a scaricare al centro per Marco D'Alessandro, ben piazzato, crossa, quasi a colpo sicuro, ma purtroppo le lunghe falcate del difensore, impongono breve potenza al traversone, che inevitabilmente esce corto, e Marco, con tutta la sua forza di volontà, non potrà mai recuperare e depositare in rete, ma il ragazzo nota un lampo davanti a lui, e intuendo ciò che sta per accadere lascia il pallone, poichè innanzi a lui, avendo seguito tutta l'azione, e avendo intuito la velocità del cross di Francesco, sbuca Ignazio, e suggella il goal più bello ed importante della sua sfortunata carriera.
In corsa, l'attaccante solo e libero, si coordina alla perfezione, e con un pregevole gesto atletico,e con la forza di un treno in corsa, si libra a mezz'aria, e con una perfetta sforbiciata, infila la palla alle spalle del portiere avversario, sotto lo sguardo stupito di tutti i presenti, e l'ovazione che segue il gonfiarsi della rete! Ormai è fatta, la vittoria è a portata di mano, e a nulla vale l'assedio che gli avversari pongono davanti al portiere Marconettti, e gli ultimi due minuti cadono dall'orologio inesorabilmebte, incoronando come eroe del torneo Ignazio, ed il suo goal da cineteca, che sancì il ritiro dello sfortunato campione.
Oggi, Ignazio vive tranquillamente con sua moglie ed i suoi bambini,lontano dalla rumorosa vita del calcio, se non come spettatore del gioco più bello del mondo ma se ancora oggi chiedete a chiunque chi fu il protagonista di quel torneo estivo.....tutti risponderanno Ignazio!
Ieri sera, stavo tranquillamente leggendo sul letto la mia "Secret Invasion" dell'universo Marvel da parte della razza aliena degli Skrull, quando alle 23 circa squilla il cellulare, era mio fratello Adone (no! non sto usando un nome di fantasia, mio fratello si chiama veramente Adone!) e, vedendo il nome sul display, e vedendo l'ora, ho pensato fosse successo qualcosa! Ma subito ho resettato, conoscendo l'elemento, mi accingo a rispondere, e la telefonata è stata questa:
IO: "Adò! Dimmi"
ADONE: "Oh! Giusè! Chi sti fà?"
IO: "niente, sto sul letto a leggere, ma è successo qualcosa?"
ADONE: "No, no, senti.....stavo qua a cena con i miei colleghi, e si è aperto un dibattito, e dato che ti reputo un esperto nel campo, diciamo un leader nel settore, è sorta sta domanda......maaaaa....il nonno di Heidy.....ma come cazzo si chiamava?"
IO: "Adò.....ma alle undici di sera, mi chiedi come si chiama il nonno di Heidy.....ma che ne so? Non l'ha mai detto nel cartone, l'ha sempre chiamato nonno!
ADONE: "Ma che mi stiddì? (contrazione abruzzese che vorrebbe comunicare....cosa mi stai dicendo?) Ngi cred! Ma la signorina Rottermeyer, coma lu chiamev.....vecchio?"
IO: "scin ma che ne sacch!(cosa vuoi che ne sappia? n.d.r.) nel paese lo chiamavano il vecchio dell'alpe....."
ADONE: "Cazzo! (come se avesse avuto l'illuminazione!) E' lu ver!! Lu vicch! Vabbo lo sapevo, sti tropp avand....o arret, vabbò comunque grazie, mo a sti pivelli gli faccio il culo! -Allontanando il microfono dalla bocca- Oh! NDUNDI' (hei voi brutti tonti!) mo vi facch lu cul! Ciao Pè, grazie....cià...cià -e chiude-
Nel tutto rimango basito, ma d'altronde mio fratello mi ha anche chiamato nel cuore della notte, allarmandomi come una ragazzina isterica, per sapere da me dove si trovasse il David di Michelangelo, per rispondere all'ultima domanda di chi vuol essere milionario per la Playstation!
Povero povero, e povero il piccolo cavaliere della tavola rotonda, quella a cui si siedono sciacalli come Tremonti Bertolaso, e tanti altri, e si, poichè ormai il piccino, potremmo quasi chiamarlo Silvio il breve, o meglio, Silvio il corto, o Silvio il nano! Sta vivendo un periodaccio, diciamocelo, anzi come direbbe "don Ignazio" dicetevelo, tra terremoti, vagoni che esplodono, feste a villa certosa, mignotte che si lamentano, lo stanno proprio deteriorando, quasi sembra non abbia più lo stesso sorriso smagliante, anzi sembra quasi che l'impianto capellico stia scemando! Ah Sì? Ma che ti succede? Si sentono sempre meno battute e barzellette, meno cucù, meno foto mentre fai le corna a qualche ministro, e chiacchierate al telefono mentre altri capi di stato aspettano solo te, meno atti da messia, sempre più case da ricostruire, e gente insoddisfatta che gli danno del BUFFONE, del NANO, voci che chiedono il suo ritiro......ma perchè? Scusate! Questo governo sta andando così bene, abbiamo tanti soldi nelle casse dello stato, la crisi? Ma quale crisi dice Giulietto "GIANBURRASCA" Tremmorti e chit'ha mmuorto!
Italiani, state tranquilli, silvio si rimettera presto, è solatnto un po' di stress da super lavoro, niente di che preoccuparsi, in fondo mica siamo in Giappone, dove muoiono di lavoro? Qui gli operai muoiono SUL posto di lavoro! Tranquilli dunque, Silvio, il vostro Silvio tornerà presto e più in forma di prima, anche se a Viareggio, ha annullato la sua conferenza stampa, ed è dovuto uscire dal retro della sala comunale, come una zoccola (leggasi pantegana) raso ai muri, tra insulti e sberleffi, il vostro Silvio tornerà presto, lo assicura il suo medico perennemente in ritardo.....il Dott. BIANCONIGLIO!
Ma ora vi lascio, scusatemi, ma mi aspettano lo STREGATTO, IL CAPPELLAIO MATTO, ed il BRUCALIFFO, per la mia festa di buon non compleanno!
Monday, June 29, 2009
strisciano i passi a terra, piedi mai fermi che tracciano i colori della musica, movimenti fluidi che sembrano quasi ricreare il movimento dell'acqua, cineticità pura, come se la musica venisse da dentro, e non potendola comandare, ballare, e ballare in quel modo sia l'unico sistema per dare sfogo, usare in sincrono passi e voce, fine, alta, capace di toccare corde che sono quasi impercettibili, e la voglia, infinita di saper usare gambe e piedi in quel modo, sana invidia di chi non riuscirà mai e poi mai, poichè non hai lo stesso suo ritmo nel sangue, lo chiamavano il Re del Pop, ed ora di lui ci rimane soltanto la sua musica ed i suoi balli scopiazzati da tutte le nuove cenerentole del pop, che sciacalleranno su quel che era il terreno del Re. Di lui cosa ci resterà dicevo? forse neanche la sua musica e i suoi passi, di lui rimarranno le stranezze, le accuse, le ignominie, le cattiverie, l'essere considerato un mostro, un freak, uno spostato, un rinnegato, un finto nero, un insoddisfatto che aveva tutto e non aveva niente, uno che la propria infanzia non l'ha mai vissuta e perciò in fondo in fondo non è mai cresciuto, perchè magari crescere sarebbe stato diventare come suo padre, lui che padre lo è stato ma in realtà non lo è stato mai. Un eterno Peter Pan, sempre in cerca della sua ombra, così sicuro sulla scena, tanto che più che dominarla, riusciva a piegarla ai suoi voleri, eppure così tremendamente insicuro della sua vita, quasi ad averne paura! così se ne va uno dei Re del nostro mondo, perchè forse per essere Re, non bisogna avere ricchezze e sfarzo, ma semplicemente vuol dire avere la capacità di smuovere le masse, vuol dire avere un regno e dei sudditi, e lui ne aveva milioni. Questi pensieri li scrive un fan, o magari come ho detto un suddito, una persona che è sempre andata al dilà della facciata, che ha sempre visto il talento espresso, in maniera impeccabile, che ha sempre visto il Re nei suoi momenti migliori, e poco importa quel che dice tutto il resto del mondo, quel che conta, che incanta è quel passo, quel passo così magico da sembrare extra terrestre, quel passo che viene dalla luna, e ora alla luna torna....
A volte, la pioggia cade fitta e non ci bagna..... A volte il vento soffia e non ci asciuga..... A volte piove anche quando non dovrebbe, bagnandoti a fondo nell'anima..... A volte quando vorresti che la pioggia ti fradici, non pioverà mai.... A volte mi sento come la pioggia d'estate, fastidiosa ma utile.... A volte la pioggia è come l'amore, non la vuoi ma ti serve.... A volte la pioggia fa male, ma dall'acqua nasce la vita, e allora anche un temporale devastante fa nascere la vita sulla terra, e gli uomini si chiedono da dove venga e dove va, senza mai trovare risposta a questo perchè, e la vita è piena di perchè, ed è bella proprio per questo. A volte vorrei gridarlo al mondo.....ma forse è meglio se me lo tengo per me....magari ancora un po'....
In questa terra, dove tutto è fermo, niente più si muove; abbiamo visto cosa dure da capire e se non riesci a dare un senso alle cose che hai vissuto la memoria svanirà.
Qui l'inverno è freddo e lungo e sembra senza fine dove il caldo tarda sempre ad arrivare. C'hanno preso i nostri sogni con i sogni dei nostri padri e non ce li daranno più.
A volte.. La Pioggia Cade fitta e non ci Bagna Il Vento Soffia forte e non ci Asciuga E il Sole non lo vedi ma sai che c'è.
E Alla fine noi cosa siamo solo vecchi e piante; siamo alberi in un bosco di betulle, con le nostre forti braccia e le radici ben piantate in una terra di dolore.
E noi siamo rimaste sole a ricordare; fiere, pronte a testimoniare con i nostri grandi cuori per i giorni che verranno e non dimenticare mai.
A volte.. La Pioggia Cade fitta e non ci Bagna Il Vento Soffia forte e non ci Asciuga E il Sole non lo vedi ma sai che c'è.
Io non so se mai si avvererà uno di quei sogni che uno fa come questo che non riesco a togliere dal cuore da quando c'è... forse anche questo resterà uno di quei sogni che uno fa anche questo che sto mettendo dentro a una canzone ma già che c'è-intanto che c'è continuerò-a sognare ancora un po'... Sarà sarà l'aurora per me sarà così-come uscire fuori come respirare un'aria nuova sempre di più-e tu e tu amore vedrai che presto tornerai dove adesso non ci sei. Forse un giorno tutto cambierà più sereno intorno si vedra voglio dire che forse andranno a posto tante cose ecco perché ecco perché-continuerò a sognare ancora un po' uno dei sogni miei... quello che c'è in fondo al cuore non muore mai se ci hai creduto una volta lo rifarai se ci hai creduto davvero come ci ho creduto io... sarà sarà l'aurora per me sarà cosi sarà sarà di più ancora tutto il chiaro che farà...
Come consuetudine, giornalmente faccio il giro dei miei blog preferiti, linkati sul mio, leggendo osservando, emeditando, e proprio l'altro giorno, sul blog del mio amico Tencar, ho trovato qualcosa che in questi giorni, tumultuosi, caldi, e fatti di festini sessuali con ragazze poco più che maggiorenni, ma molto più che minorate.....mentali, con un Papa Papi, trogolo di ignoranza e vizio, ha stemperato tutto ciò, regalandomi qualche sana risata, e buon umore, credo che sia tratto da qualcosa scritta da Rocco Tanica, tastierista di "Elio e le storie tese", ma soprattutto grande umorista. Perciò con il benestare di Tencar propongo sul mio piccolo spazio, un po' di buon umore.
DAL BLOG DI TENCAR.....
Un uomo aveva due figli. Il primo era mite, parsimonioso, rispettoso dell’autorità L’altro iracondo, spendaccione, irriverente Un giorno, sentendosi prossimo alla fine e non volendosene andare prima di avere sistemato la questione dell’eredità Quell’uomo chiamò i figli al suo capezzale e disse loro : “Sentendomi prossimo alla fine e non volendomene andare prima di avere sistemato la questione dell’eredità Vi ho chiamati al mio capezzale.“ Il figlio buono, con la consueta mitezza, parsionia e rispetto dell’autorità disse : “Padre, hai un gran bel capezzale!“ L’altro si erse in un moto di infinita superbia e disse : “Merda, piscia, figa e vaffanculo, vecchio scemo!“ Il padre proseguì : “Così dispongo. A uno di voi lascio la casa, i poderi, il bestiame e tutto ciò che posseggo. Scenda la mia benedizione su di lui e la sua discendenza fino alla quarta generazione. Nulla vada all’altro, se non il mio biasimo.“ Il primo figlio replicò : “Sono certo io il destinatario del tuo lascito E mio fratello la carne che maledici.“ E l’altro : “Del tuo sepolcro faccio la mia cloaca Delle tue maledizioni giacilio per scrofe E per inciso Merda, piscia, figa e vaffanculo!“ Quindi prorose in un osceno rumore foriero di miasmi infernali. Il figlio buono avvampò di sdegno Si levò in piedi E gridò : “Padre, Padre! Sono dunque io il prescelto?“ “Certo che sì - rispose - non gli lascio un cazzo A quello stronzo di tuo fratello…“ E morse.
oggi riguardavo su sky, unico vero panorama televisivo degno di nota, "due sul divano" bella trasmissione di cabaret, dove si alternano alcuni tra i comici migliori del nostro paese, in questa puntata si trovavano la mitica Paola Cortellesi, e il Trio Medusa, noti cultori del pop nostrano, e veri divoratori di cartoni animati e telefilm trasmessi nella nostra infanzia, ma soprattutto capaci di ironizzare sui nostri prodotti preferiti divorati da bambini. Qui parlano proprio dei nostri cartoni animati, quelli che ci trascinavano in un mondo fantastico, dove le cose e la vita erano differenti, dove era ben netto chi erano gli eroi, dove era netta la distinzione tra bene e male, dove il bene doveva trionfare sempre e comunque, che in tanti hanno cercato di censurarci e vietarci, mentre oggi ci sono dei prodotti per bambini, che non fanno altro che inebetire i nostri piccoli ripetendo concetti anche duecento volte in un episodio, dove gli eroi non sono più uomini che lottano per il bene ma trottole, carte e scarafaggi! E' incredibile! Comunque guardate questo filmato e divertitevi come mi sono divertito io....